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Innovazione di filiera: come la tecnologia crea valore per tutto il vivaismo
Negli ultimi anni il vivaismo orticolo ha dovuto confrontarsi con uno scenario in rapida evoluzione. Cambiamenti climatici, nuove emergenze fitosanitarie, crescente attenzione alla sostenibilità e progressiva riduzione degli strumenti disponibili per la difesa stanno spingendo il settore verso un approccio sempre più integrato alla qualità sanitaria delle piantine. In questo contesto, prevenzione, innovazione e collaborazione lungo la filiera diventano elementi strategici e indispensabili. Tra le soluzioni innovative che stanno trovando spazio in questo percorso c’è anche l’ozono, utilizzato come strumento di supporto ai protocolli di biosicurezza. Ne abbiamo parlato con Gian Paolo Casarotto, titolare di Rovigo Vivai, che racconta come l’innovazione possa creare valore solo se inserita in una visione condivisa dell’intera filiera.
Quali sono oggi le principali sfide che il vivaismo orticolo è chiamato ad affrontare?
Le sfide sono numerose e vanno affrontate in un’ottica di filiera. Cambiamenti climatici, nuove fitopatie, disponibilità delle materie prime, evoluzione delle varietà e innovazione tecnologica stanno modificando profondamente il nostro modo di lavorare. Pensare di affrontarli singolarmente oggi è praticamente impossibile. Per questo è fondamentale mettere in dialogo sementieri, vivaisti e produttori. Ognuno rappresenta un passaggio essenziale del processo produttivo e ogni innovazione deve essere pensata in funzione del risultato finale. Non basta sviluppare una tecnologia che funzioni nel vivaio: deve essere utile anche a chi riceverà la piantina e l’accompagnerà fino alla raccolta.
Le indicazioni europee, ad esempio, stanno spingendo verso una progressiva riduzione dell’utilizzo della torba. È un cambiamento che richiede ricerca, sperimentazione e confronto continuo tra tutti gli attori della filiera.
Quanto è importante, dunque, il dialogo tra sementieri, vivaisti, produttori e ricerca?
È fondamentale. Oggi la filiera non può più essere vista come una semplice successione di fornitori, ma come un sistema nel quale ogni soggetto contribuisce al successo dell’intero comparto. Da soli non si va più da nessuna parte: solo condividendo conoscenze, ricerca e innovazione possiamo affrontare sfide che riguardano tutti.
Negli ultimi anni sono cambiate le tecnologie, la meccanizzazione e le esigenze del mercato. Pensiamo alle trapiantatrici automatiche: richiedono piantine con caratteristiche molto precise, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche della conformazione e della qualità del pane radicale. Per questo ricerca, sviluppo, programmazione e innovazione devono procedere insieme. Una soluzione tecnica ha valore se migliora l’efficienza dell’intera filiera, non soltanto quella del vivaio.
La qualità sanitaria delle piantine è oggi un aspetto sempre più strategico. Che cosa significa fare prevenzione in un vivaio moderno?
Oggi la qualità non può più essere valutata soltanto dall’aspetto della pianta. Deve essere anche una qualità sanitaria, certificata da enti, laboratori di analisi accreditati, capace di garantire sicurezza lungo tutta la filiera. I cambiamenti climatici e l’intensificarsi degli scambi commerciali hanno favorito la comparsa di nuovi patogeni, rendendo ancora più importante la biosicurezza. Fare prevenzione significa creare le condizioni affinché i patogeni trovino un ambiente ostile, il meno favorevole possibile al loro sviluppo.
La pulizia delle serre, la gestione dell’acqua, la sanificazione degli ambienti e l’attenzione alle materie prime sono diventate pratiche quotidiane. Non esiste una soluzione capace di risolvere ogni problema: la prevenzione nasce dall’integrazione di un insieme di pratiche inserite in un protocollo condiviso.
Tra le tecnologie che avete adottato c’è anche l’ozono. Perché avete deciso di introdurlo e quale ruolo svolge all’interno della vostra strategia?
L’ozono rappresenta per noi un tassello di una strategia più ampia, orientata a rafforzare la prevenzione e la qualità sanitaria del processo produttivo certificato GLOBALGAP PPM (Plant Propagation Material). Non cercavamo una soluzione che sostituisse gli strumenti già in uso, ma una tecnologia capace di integrarli, rendendo ancora più efficace la prevenzione e, allo stesso tempo, semplificando la gestione operativa.
Essendo prodotto direttamente dall’impianto, consente di sanificare serre e impianto irriguo in modo semplice e continuativo, senza la gestione tipica dei biocidi tradizionali. Questo ci permette di intervenire con maggiore flessibilità e soprattutto tempestività, inserendo la tecnologia all’interno delle normali attività del vivaio. Non esistono soluzioni miracolose: l’ozono funziona perché è parte di un protocollo di prevenzione che coinvolge l’intero sistema del processo produttivo. È proprio l’integrazione tra tecnologie, procedure e buone pratiche a fare la differenza nel garantire piantine sane e di qualità.
Quali risultati avete osservato dopo alcuni anni di utilizzo?
Il primo risultato è stato un miglioramento generale della qualità sanitaria dell’intero processo produttivo. Con il tempo, però, abbiamo osservato anche un altro beneficio molto importante: la riduzione degli scarti. Più riusciamo a mantenere sane le piantine durante il ciclo vivaistico, maggiore è il numero di piante che arrivano alla commercializzazione nelle condizioni ottimali. Questo significa aumentare l’efficienza produttiva e migliorare l’economia dell’azienda.
Il vero valore della tecnologia, quindi, non è semplicemente ridurre i trattamenti, ma aumentare la quantità di piante commerciabili migliorando gli elevati standard qualitativi richiesti dal mercato.