Alla ricerca di cause e soluzioni per il contrasto del ToBRFV

DATA:
14 Giugno 2021

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Il Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV) è stato segnalato per la prima volta in Medio Oriente nel 2014 e la sua diffusione rapida e capillare lo ha reso una minaccia per tutti gli agricoltori, siano essi tradizionali e biologici. Il contatto con il virus richiede una disinfestazione radicale delle serre, nonché l’applicazione di ogni possibile strategia nel tentativo di prevenirne la ricomparsa. Eppure non tutti riescono nell’impresa e la percentuale di recidiva è molto elevata.

L’epidemia di ToBRFV ha spinto i consulenti per le colture biologiche Aldo van Os e Mark Velders di The Conscious Farmer (TCF) a sviluppare un protocollo da attivare in caso di infezione, rintracciando esperienze pratiche di contrasto al virus. “Servono casi concreti per poter intercettare gli elementi rilevanti all’interno del flusso di informazioni disponibili. I protocolli di prevenzione approvati alle prime battute della lotta al virus erano troppo teorici e di difficile applicazione”, affermano van Os e Velders.

Dopo qualche tempo, i due specialisti sono venuti a conoscenza dell’esperienza di una consulente tedesca che aveva lavorato direttamente con sette agricoltori tradizionali in Germania, i cui raccolti erano stati colpiti dal virus nel 2018. Insieme a lei, The Conscious Farmer ha sviluppato una semplice guida di sole 15 pagine: “si tratta di una lista di detergenti e disinfettanti autorizzati nelle colture biologiche, con istruzioni su come e dove utilizzarli”, afferma Velders.

I consulenti TCF hanno poi contattato un agricoltore biologico non europeo che aveva riscontrato l’infezione nelle sue due serre. Sebbene il virus fosse circoscritto a un’area ristretta, si era rivelato piuttosto persistente. Il protocollo TCF è stato quindi applicato: in una serra il patogeno non si è più ripresentato, nell’altra sì, e in una forma più aggressiva.

“Quando siamo entrati in contatto con l’agricoltore, la disinfezione delle strutture era già a uno stadio avanzato, ma ci siamo subito resi conto che le complicazioni erano legate alla pulizia meccanica, inoltre abbiamo appreso in un secondo momento che i disinfettanti erano stati mescolati, neutralizzandosi a vicenda”, spiega Velders.

Il cuore del problema era il sistema di scarico dell’acqua: la capacità di disinfezione non era riuscita a sopprimere davvero il virus e, dato che tutti i compartimenti della serra dipendevano da quel drenaggio, aveva potuto potenziarsi e diffondersi una seconda volta. “Stiamo ancora collaborando con questo agricoltore per eliminare il ToBRFV dal suo terreno. In Israele, sono stati raggiunti risultati positivi con la sterilizzazione a vapore e successiva riattivazione della vita nel terreno. Stiamo anche progettando un trattamento efficace per la disinfezione del seme” conclude Von Os.

Fino a quando non ci sarà una risposta chiara alla domanda sulla natura e l’origine del patogeno, Velders e von Os sostengono che l’unica opzione per ridurre al minimo il rischio economico che deriva dall’infezione è quella di tenere pulite le serre, controllare lo stato del terreno, selezionare le piante più forti e dividere le serre in compartimenti.

Fonte: Hortidaily.com

Photo by Shalev Cohen on Unsplash

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